[Aggiornamento 14 dicembre 2017]

 

Andrea Martocchia

 

INTELLETTUARIATO

Dopo l'approvazione della Legge “Gelmini” sull'Università, il punto sullo stato dell'analisi attorno ai tagli a Formazione e Ricerca 

Gennaio 2011 [scarica in formato PDF]

Una sintesi di questo saggio appare sul numero 3/2010 della rivista online MenodiZero.

 
 

A translation into serbocroatian / prijevod na srpskohrvatskom:

INTELEKTUALIRIJAT
Nakon što je Parlament odobrio zakon Gelmini (ime tadašnje talijanskeministarke obrazovanja prim. prev.) o Univerzitetima, ova se analiza bavi stanjem i sasjecanjem procesa obrazovanja i znanstvenog istraživanja

Skraćena verzija ovog eseja je na broju 3/2010 online-časopisa MenodiZero. Prijevod: Jasna Tkalec za Novi Plamen

 

 

Sullo stesso tema si raccomanda la lettura di (in ordine cronologico inverso):

Troppi giovani poveri inutilmente acculturati? No problem, la soluzione è la “decrescita culturale” (Valeria Finocchiaro, 21/10/2017)
(Recensione al recente libro di Raffaele Alberto Ventura, “Teoria della classe disagiata”, uscito per Minimum fax.) ... L’idea dell’emancipazione sociale attraverso una cultura diffusa viene bollata come residuo socialdemocratico da abbandonare se si vuole evitare la bancarotta individuale e collettiva... Se si vogliono schiavi, si è stolti a educarli da padroni...

Cosa abbiamo imparato con “Lavoro mentale e classe operaia”, di G. Carchedi (Andrea Martocchia, 24 agosto 2017)
... spiegando il carattere di classe di ogni forma di conoscenza e riconducendola a prodotto sociale di duplice natura l’Autore fa intravvedere il carattere alienato del lavoro “mentale” (cognitivo, intellettuale – ma per precisazioni su questi termini si veda oltre) e pone le basi corrette per la denuncia del suo sfruttamento reale (“quelle competenze sono soggette a dequalificazione e il loro posto di lavoro è soggetto agli alti e bassi del ciclo economico… il loro tasso di sfruttamento può essere anche maggiore di quello di molti lavoratori nei processi lavorativi oggettivi”)...

Sulle orme di Marx. Lavoro mentale e classe operaia (Guglielmo Carchedi, 2017)

L’angoscia del precario del XXI secolo (Vito Francesco Polcaro, 6/7/2017)

Intellettuariato. Contributo al convegno “Formazione, Ricerca e Controriforme” tenutosi a Bologna il 30 aprile 2016 (Andrea Martocchia, pubblicato su Contropiano n.2/2016)

L’espulsione dei giovani proletari dall’Università e la fine della grande illusione (Paolo Spena, responsabile nazionale Scuola e Università del FGC, 8 settembre 2015)
... La nuova classe operaia oggi non va più all’università, o abbandona gli studi prima di conseguire la laurea. Questo per due ragioni principali: da una parte il crescente costo degli studi universitari dopo i tagli barbari al FFO (con la conseguente impennata delle tasse) e ai fondi nazionali e regionali per il diritto allo studio; dall’altra il mutamento del ruolo dell’università e soprattutto delle prospettive di lavoro offerte da una laurea. L’enorme discrepanza fra laureati e numero di posti di lavoro qualificato disponibili rende l’università un enorme bacino di raccolta dei giovani della classe media, che aspirano ad una scalata sociale e possono permettersi di sostenere i costi degli studi universitari. Molti finiranno comunque per precipitare nell’incubo della precarietà immediatamente dopo la laurea...

Hanno scelto l’ignoranza / They have chosen ignorance (appello internazionale dei ricercatori, 10 ottobre 2014) 
Scienziati di diversi paesi europei descrivono in questa lettera come, nonostante una marcata eterogeneità nella situazione della ricerca scientifica nei rispettivi paesi, ci siano forti somiglianze nelle politiche distruttive che vengono seguite. Quest’analisi critica, pubblicata contemporaneamente in diversi quotidiani in Europa, vuole suonare un campanello d’allarme per i responsabili politici perché correggano la rotta, e per i ricercatori e i cittadini perché si attivino per difendere il ruolo essenziale della scienza nella società... Si può firmare la petizione qui.

10 anni sprecati. Cos’è successo ai precari dell’Università nell’ultimo decennio? (FLC CGIL, 10 luglio 2014) 
Presentazione di Ricercarsi. Indagine sui percorsi di vita e di lavoro nel precariato universitario. FLC CGIL ha promosso per mercoledì 9 Luglio “Jobs Map”, un’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori precari della conoscenza. Nel corso dell’assemblea, che si è tenuta presso l’aula “Sergio Musmeci” del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre, sono stati presentati i primi risultati di “RICERCARSI”: un’indagine sui percorsi di vita e di lavoro nel precariato universitario, promossa dalla Flc e condotta da un’equipe di ricercatori universitari di diversi atenei italiani...

L’università sottofinanziata e il declino italiano (Guglielmo Forges Davanzati, su Micromega del 25 gennaio 2013)
… La tesi dominante fa riferimento alla convinzione, ampiamente divulgata nel corso degli ultimi anni, secondo la quale la disoccupazione giovanile è molto elevata perché i giovani italiani sono eccessivamente istruiti… Occorre chiarire che si tratta di una tesi falsa e che l’implicazione di politica economica che ne deriva rischia di amplificare il problema, con effetti negativi sul tasso di crescita… Il problema consiste nella scarsa propensione all’innovazione della media delle imprese italiane, a sua volta connesso alle piccole dimensioni aziendali e, non da ultimo, al fatto che la gran parte degli imprenditori italiani ha un basso livello di istruzione… dal 2004 al 2010 la percentuale di lavoratori con alto livello di istruzione assunti dalle imprese italiane si è costantemente ridotta… le politiche messe in atto non fanno altro che assecondare un modello di sviluppo dell’economia italiana che andrebbe semmai contrastato...

La società del privilegio (Andrea Martocchia, da La Voce del G.A.MA.DI. di gennaio 2013)
... Le iscrizione all’università sono diminuite del 6,3% e i dati relativi al 2011-12 registrano un’ulteriore contrazione... Come diceva Labriola, il capitalismo italiano ha sempre preferito avere "operai buoni" anziché "buoni operai". Oggi come oggi però la dinamica qui descritta è una dinamica in atto in tutti i paesi a capitalismo "avanzato", a partire dall'Unione Europea. Ovunque, tra gli effetti del disinvestimento padronale dal comparto della conoscenza, c'è il venir meno di quello che era sostanzialmente l'unico percorso possibile, nel capitalismo, per il "salto" di classe sociale, e cioè l'istruzione e la cultura...

“L’università per tutti un’illusione”. E se la Fornero avesse ragione? (Luca Fiore, 19 dicembre 2012) 
L’Istat dice che se si è giovani è più facile trovare lavoro se non si ha una laurea. Studiare costa sempre di più ed è sempre più complicato. Ed infatti gli iscritti agli atenei italiani continuano a diminuire. L’aveva detto la Ministra Elsa Fornero che ‘l’università per tutti è un’illusione”. Qualcuno l’ha criticata, interpretando la sua dichiarazione come segno di un’intenzione, di un proposito, sbagliato ma futuro. E invece no, la Ministra stava semplicemente raccontando quella che è una realtà dei fatti. Grazie alle politiche del governo Monti che hanno estremizzato e accelerato quelle dei precedessori Berlusconi, D’Alema e Prodi. L’università di massa e di qualità, frutto delle lotte studentesche e operaie degli anni ’60, non esiste già più. Perchè, come si usa ormai dire per giustificare le peggiori nefandezze, "ce lo chiede l'Europa"...

Istat, il diploma dà più lavoro della laurea. Calano le iscrizioni alle università (Redazione de Il Fatto Quotidiano, 18 dicembre 2012)
Secondo l'Istat gli occupati crescono (soprattutto grazie alla presenza degli immigrati), ma non tra i giovani: gli under 35 senza lavoro sono oltre un milione, cioè uno su 3. Più propense allo studio le donne, ma resta un trend negativo di immatricolazioni degli atenei iniziato nel 2004...

Un popolo senza laurea. E a studiare si va all’estero (Roberto Ciccarelli - su Il Manifesto dell'8 dicembre 2012)
... L’esodo dalle università esiste e ha proporzioni bibliche. Non è cominciato un anno fa, ma nel 2003. Da allora, sostiene Almalaurea, si iscrivono ai corsi 43 mila persone in meno all’anno. Questa situazione non può essere spiegata con criteri solo economicistici...

The Economics of Overeducation (M.C. Tsang, H.M. Levin, Economics of Education Review 4/2, 93-104, 1985)
… overeducation can adversely affect individual productivity... workers with more education than their jobs require often exhibit counterproductive behavior in the workplace... a production-function model which incorporates the negative impact of overeducation on production has been constructed... 
"Questo articolo dell'85, ma ancora attuale, spiega invece le motivazioni per cui spesso i datori di lavoro cercano personale con un'istruzione sufficiente per svolgere il lavoro, ma non oltre. Un'istruzione eccessiva (rispetto a quanto richiesto dal lavoro), secondo l'articolo, riduce la produttività. Si tratta di un articolo americano quindi, fortunatamente, evita la solita, tediosa discussione sull'erba del vicino non italiano…" (L. Salis - discussione su LinkedIn)